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Quaderno delle paure, mentre le cellule immaginative sorridono


Ho paura di ammalarmi, ho paura di morire, ho paura di vedere morire chi amo, ho paura delle malattie, del contagio e di contagiare gli altri. Ho paura delle folle, della prossimità e ho paura della distanza, perché distanziato così mi sento solo da morire.

Ho paura delle teorie complottiste, di dovermi vaccinare per forza, ho paura che non trovino mai il vaccino, ho paura che mi impiantino un chip sottopelle, ho paura degli scenari da Matrix, delle analisi dei virologi, dei comunicati stampa di Zaia, del bollettino della peste. Ho paura di soffocare dietro la mascherina, ho paura del vicinissimo che non la indossa.

Ho paura che non ritroveremo più il sollievo di un abbraccio, il piacere del contatto, l’allegria della truppa degli esseri umani che fanno festa fino all’alba danzando e facendo l’amore.

Ho paura per il mio lavoro, ho paura per la mia sopravvivenza, che non ci riprenderemo più e che l’Europa diventerà una terra come Blade Runner, deserta e desolata dove ci ammazzeremo per mangiare una patata.

Ho paura per il mio futuro. Ho paura per il futuro dei miei figli. Ho paura per i nostri anziani.

Ho paura che non saremo mai più liberi.

E che il pianeta Terra, da immenso luna-park come l’avevamo costruito a spese di molti (umani, vegetali, animali, minerali) si sia trasformato in una prigione, e questa prigione mi stia chiedendo un dazio.

Forse un prezzo troppo alto .. e se esplorassimo altri pianeti dove vivere liberi?

E infine ho paura di me. Perché mi sento: triste, impaurito, desolato, senza sguardo d’altura, scosso, desertificato, impoverito, fragile, solo, ingrassato e appesantito.

Annichilito, e non ho più nessun motivo per ridere. Se questa è la vita che ci aspetta, allora ciao!

Quaderno delle nostre paure. Giugno 2020. Potrei continuare all’infinito, un catalogo dolente di una umanità che sta danzando una danza complessa. E allora provo a ricordare che Karl Gustav Jung, alla signora che sempre sognava una tigre che la divorava, un giorno consigliò di abbracciarla. E nel sogno la tigre si trasformò in un gattino che faceva le fusa.

Odiamo la nostra paura perché ci fa sentire in scacco, ma la nostra paura è solo un punto di partenza e, abbracciandola, soprattutto riconoscendola, possiamo andare oltre e scoprire che nel nostro mondo personale e collettivo, c’è un mondo immenso che va al di là della paura.

Riconosciamo ad esempio che la nostra cultura ha investito tutto sulla paura, quasi nulla sul desiderio, e scopriamo che, infine, abbiamo paura di non avere paure, perché non siamo addestrati a desiderare

DESIDERIO = nostalgia delle stelle

“L’origine della parola desiderio è una delle più belle ed affascinanti che si possa incontrare nello studio dell’etimologia. Questo termine deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino ha sempre una accezione negativa, e dal termine sidus, che significa letteralmente stella. Desiderare significa quindi letteralmente mancanza di stelle, nel senso di avvertire la mancanza delle stelle, di quei buoni presagi, dei buoni auspici, e quindi per estensione questo verbo ha assunto anche l’accezione corrente, intesa come percezione di una mancanza, e di conseguenza, come sentimento di ricerca appassionata” (www.etimoitaliano.it)

L’Ecologia profonda riguarda anche e soprattutto l’equilibrio tra le nostre emozioni e la priorità del desiderio e dell’amore nei confronti della paura, perché, dicono: “il contrario dell’amore non è l’odio, ma proprio la paura stessa”.

Allora, la proposta provocatoria, ma non tanto, di oggi a tutti voi che state leggendo è: OGNI VOLTA CHE AFFIORA UNA PAURA, IO REPLICO ESPRIMENDO UN DESIDERIO PER LA MIA VITA E PER LA VITA DEL COMPLESSO DEI VIVENTI. Il desiderio è un atto psico-magico che riporta la VITA AL CENTRO.

Ricordiamo che la trama di cui siamo interamente fatti, fino nell’incredibile profondità di un micronesimo componente sub-atomico delle nostre cellule, non è la paura di vivere, ma il desiderio di vivere e potenziare la vita.

E’ bello ricordare, ogni volta che proviamo paura, che le nostre cellule immaginative sorridono e sono pronte ad accoglierci e a sussurrare con forza che tutto nella vita si ricrea, è plastico, è fluido e tende ad una permanente evoluzione nel desiderio costante dell’eterna celebrazione della vita.

"La trasformazione può essere a volte drammatica. Non c'è miglior esempio in natura che la metamorfosi. Basta guardare la trasformazione di un bruco in una farfalla - un'incredibile trasformazione nella funzionalità, nell'aspetto, nell'organizzazione dei componenti e nello scopo - mentre trasforma un verme dall'aspetto sgradevole, vorace, instabile e strisciante in una creatura delicata, aggraziata e volante. I biologi ci dicono che all'interno delle cellule del tessuto dei bruchi ci sono cellule chiamate cellule immaginative. Esse risuonano su una frequenza diversa. Sono anche talmente diverse dalle altre cellule dei bruchi che il sistema immunitario del verme pensa che siano nemiche e cerca di distruggerle. Ma le nuove cellule immaginative continuano ad apparire, e lo sono sempre di più. Improvvisamente, il sistema immunitario del bruco non riesce a distruggerle abbastanza velocemente e diventano più forti collegandosi tra loro fino a formare una massa critica che riconosce la loro missione di realizzare l'incredibile nascita di una farfalla.

Nel 1969 Margaret Mead disse: "Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini premurosi e dedicati possa cambiare il mondo. È certamente l'unica cosa che ci è riuscita". Credo fermamente, insieme a molti altri, che ci sia un'effervescenza evolutiva all'interno del tessuto della società attuale. Nonostante il clamore della paura prevalente, dell'avidità, del consumo traboccante e della violenza espressa attraverso i tessuti della società, c'è un'unione di cellule immaginative che stanno rivelando un mondo diverso, una trasformazione, una metamorfosi.

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto: "Cosa succederebbe se un giorno, al nostro risveglio, ci rendessimo conto di essere in maggioranza? Dico che le cellule immaginative dominerebbero e farebbero emergere la farfalla da un mondo simile a un verme."

Questo è il momento di svegliarsi. Gruppi di cellule immaginative si stanno raggruppando ovunque; cominciano a riconoscersi l'un l'altro; stanno sviluppando gli strumenti organizzativi per aumentare il livello di coscienza, in modo che si manifesti il prossimo stadio della nostra società umana, per realizzare una nuova società che sia paragonabile a quella attuale come una farfalla a un bruco. Una nuova dimensione della vita, una società più compassionevole e giusta, un'umanità con radici di felicità e comprensione reciproca. Siate cellule fantasiose; connettetevi con gli altri, riunitevi, riunitevi, riunitevi, e insieme costruiamo un'Alleanza per una Nuova Umanità."

(Deepak Chopra - Una Nuova Umanità www.prospettivag.it)

Una nuova realtà esiste e ci attende oltre la paura, una dimensione personale e sociale più amorevole, compassionevole e giusta, che celebra la vita.

Malgrado tutto quello che abbiamo passato negli ultimi mesi, e lo consideriamo una Scuola, come dice il Manoscritto trovato a Baltimora: “nonostante tutti gli inganni e le disillusioni, questo è un mondo fantastico”.

Forza…contagiamoci di DE-SIDERI!

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