BIODANZA SOCIALE E CLINICA:
UNA PEDAGOGIA INCLUSIVA
PER LA VALORIZZAZIONE
DELLA PERSONA

Fin dagli esordi del Centro Gaja, è stato condiviso e chiaro tra i soci l’intento di utilizzare il metodo Biodanza con un approccio civico, sociale  e clinico ( a fianco delle strutture di cura socio-sanitarie dell'area della salute mentale e delle differenti abilità)  sfruttando l’enorme risorsa relazionante della disciplina che la rende adatta a configurarsi come una pedagogia sociale di espressione di sé e di relazione con l’altro. La Biodanza come metodo è apparsa fin da subito come un buono strumento da applicarsi tanto in situazioni sociali di disagio (persone con handicap, disabilità, disagio psichico) quanto in progetti di prevenzione del disagio stesso e di valorizzazione della persona (progetti di Biodanza nei quartieri e nelle scuole, in collaborazione con le Amministrazioni comunali).

Dal 1997 ad oggi sono numerosi i progetti di Biodanza clinica e sociale che il Centro Gaja ha sostenuto

e sostiene con i suoi facilitatori specializzati, in équipe di collaborazione e  ricerca scientifiche con l'Università di Padova  (Dipartimento Fisppa) che ha validato l'evidenza scientifica

degli esiti di Biodanza nella riabilitazione esistenziale e valorizzazione della persona

BIODANZA FRIENDLY: 
UN MODO NUOVO DI RELAZIONARSI NELLA CITTÀ

Il Centro Gaja-Laboratorio per l’espressione biocentrica (struttura legale Associazione–presidente Luisa Benatti) è nato nel 1996 dal desiderio di un gruppo di insegnanti di Biodanza di creare per la cittadinanza uno spazio di crescita, benessere ed espressione per il tramite di una metodologia espressiva includente e socializzante come la Biodanza.

“Far uscire” la Biodanza dalle palestre significa riconsegnarla al suo scopo ideale fondante: essere una pedagogia che per il tramite dell’incontro con se stessi permette una migliore qualità nelle relazioni.

E scommettere che nei quartieri e nelle città sia uno strumento a mediazione non verbale a “far dialogare” meglio i cittadini fra di loro significa infondere una salutare provocazione che scuote il modello verticale e normativo del tessuto sociale, impregnato di patologie egoiche che sotto sotto rivelano una grande paura del differente da sé.

Riflettere e agire per ripensare ad un progetto di Biodanza “politico” significa immaginare e concretizzare un progetto che ridisegna lo scenario che abitiamo con i nostri passi e i nostri giorni, i nostri sogni, ciò in cui crediamo, le nostre aspirazioni.

Significa dare un contributo concreto per cambiare il passo alle città e immaginare una nuova “Utopia”, una “Città dei cittadini” con al centro il paradigma su cui si fonda la Biodanza, ovvero che non l’uomo, ma la vita è al Centro.

Porre la vita al centro, in un’ottica di progettazione sociale, può significare l’abbandono di un antropocentrismo riduttivo, in favore di una concezione ecologica di noi stessi, delle nostre case e città. Può riscattare una forma più ampia di gentilezza e dell’aver cura di ogni forma vivente. Una politica che pone come prioritario il piacere nelle scelte che contraddistinguono l’esistenza, che costruisce una società sostenibile, sobria ma non sacrificale, dove l’edonismo non è senso di colpa e non è ai danni di qualcuno diverso da noi.

Nella esperienza ventennale del progetto di Biodanza Friendly, attraverso corsi di Biodanza gratuiti patrocinati dalle amministrazioni comunali, il Centro Gaja ha inteso gettare un seme di dialogo e di incontro al fine di migliorare la rete delle comunicazioni e delle relazioni tra le persone.

La vasta eterogeneità dei partecipanti (eterogeneità di età, di ceto, di percorsi formativi) ha senz’altro messo in risalto che la diversità individuale è un valore che può contribuire allo scambio del sapere e della crescita personale e che abbassare la soglia del giudizio verso l’altro significa nella maggior parte dei casi abbassare la soglia di aspettativa per i propri risultati esistenziali con una conseguenza generale destressante, facilitante e amichevole.

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