Search

La riscoperta della connessione profonda tra i viventi (prima parte)

Updated: Jun 6, 2020

Il filosofo norvegese Arne Naess , nel corso degli anni settanta, distinse categoricamente l’ecologia in superficiale (Shallow ecology) e in profonda (Deep ecology). L’ecologia profonda, come è implicito nella sua stessa definizione letterale, va ben oltre l’analisi superficiale e asettica dei problemi ambientali propria della scienza ecologica classica, manifestando, al contrario, solo una visione completa e totalizzante del mondo. “Si tratta dell’idea che non possiamo operare alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza: che non c’è alcuna biforcazione nella realtà fra l’uomo e i regni non umani.... nel momento in cui percepiamo dei confini, la nostra consapevolezza ecologica profonda viene meno”(Fox, 1983 in Devall & Sessions, 1989). Tuttavia l’essenza dell’ecologia profonda è ben antecedente alle idee di Arne Naess in quanto già nelle epoche storiche remote (cultura indiana, animista, ecc.) si sono evidenziati atteggiamenti mentali e pratici unificatori dove ogni elemento aveva valore in sé ed era universale. “Sono una pietra, ho visto vivere e morire, ho provato felicità, pene ed affanni: vivo la vita della roccia. Sono parte della Madre Terra, sento il suo cuore battere sul mio, sento il suo dolore, la sua felicità: vivo la vita della roccia. Sono una parte del Grande Mistero, ho sentito il suo lutto, ho sentito la sua saggezza, ho visto le sue creature che mi sono sorelle: gli animali, gli uccelli, le acque e i venti sussuranti, gli alberi e tutto quanto è in terra e ogni cosa nell’universo” (Preghiera Hopi).