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La riscoperta della connessione profonda tra i viventi (prima parte)

Updated: Jun 6

Il filosofo norvegese Arne Naess , nel corso degli anni settanta, distinse categoricamente l’ecologia in superficiale (Shallow ecology) e in profonda (Deep ecology). L’ecologia profonda, come è implicito nella sua stessa definizione letterale, va ben oltre l’analisi superficiale e asettica dei problemi ambientali propria della scienza ecologica classica, manifestando, al contrario, solo una visione completa e totalizzante del mondo. “Si tratta dell’idea che non possiamo operare alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza: che non c’è alcuna biforcazione nella realtà fra l’uomo e i regni non umani.... nel momento in cui percepiamo dei confini, la nostra consapevolezza ecologica profonda viene meno”(Fox, 1983 in Devall & Sessions, 1989). Tuttavia l’essenza dell’ecologia profonda è ben antecedente alle idee di Arne Naess in quanto già nelle epoche storiche remote (cultura indiana, animista, ecc.) si sono evidenziati atteggiamenti mentali e pratici unificatori dove ogni elemento aveva valore in sé ed era universale. “Sono una pietra, ho visto vivere e morire, ho provato felicità, pene ed affanni: vivo la vita della roccia. Sono parte della Madre Terra, sento il suo cuore battere sul mio, sento il suo dolore, la sua felicità: vivo la vita della roccia. Sono una parte del Grande Mistero, ho sentito il suo lutto, ho sentito la sua saggezza, ho visto le sue creature che mi sono sorelle: gli animali, gli uccelli, le acque e i venti sussuranti, gli alberi e tutto quanto è in terra e ogni cosa nell’universo” (Preghiera Hopi).

Questa visione viene confermata circa vent’anni dopo dal fisico Fritjof Capra che afferma : “L’ecologia superficiale è antropocentrica, cioè incentrata sull’uomo. Essa considera gli esseri umani al di sopra o al di fuori della Natura, come fonte di tutti i valori, e assegna alla Natura soltanto un valore strumentale, o di ‘utilizzo’. L’ecologia profonda non separa gli esseri umani - né ogni altra cosa - dall’ambiente naturale. Essa non vede il mondo come una serie di oggetti separati, ma come una rete di fenomeni che sono fondamentalmente interconnessi e interdipendenti. L’ecologia profonda riconosce il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi e considera gli esseri umani semplicemente come un filo particolare nella trama della vita” (1997).

Nell’immaginario collettivo e in molti settori della scienza permane ancora l’idea che l’uomo sia al vertice della piramide dei viventi, considerati privi di intelligenza soltanto perchè organicamente diversi dalla nostra specie o semplicemente la cui intelligenza non corrisponde a quella propriamente umana. Stefano Mancuso e Alessandra Viola hanno di recente dimostrato come l’intelligenza delle piante sia in grado di risolvere problemi ed affontare difficoltà, tanto da farci pensare che se le piante scomparissero dalla Terra la nostra specie nel giro di pochi mesi si estinguerebbe, non altrettanto varrebbe per le piante o i batteri che riprenderebbero a “germogliare” tranquillamente ricoprendo nuovamente il pianeta.

Si pensi a quello che è accaduto a Chernobyll: dopo l’evacuazione dei centri abitati la Natura ha ripreso i suoi spazi, lentamente, silenziosamente…e ora molti paesi sono circondati da foreste nelle quali sono apparsi persino volpi e cervi.

Si rende necessario dunque un cambio radicale di paradigma e di visione.

Riprendendo ancora le parole di Capra : il paradigma su cui si è retto per secoli l’Occidente,”… consiste in una quantità di idee e valori radicati, fra cui la visione di un universo come sistema meccanico, composto da mattoni elementari, la visione del corpo umano come macchina, la visione della vita sociale come lotta di competizione per l’esistenza, la fiducia in un progresso materiale illimitato da raggiungere attraverso la crescita economica e tecnologica,, e - ultima ma non meno importante - la credenza secondo cui una società nella quale la donna è ovunque sottomessa all’uomo segue una legge fondamentale della Natura…”(1997)

Soltanto se iniziamo a guardare alla Natura consapevoli dei profondi danni che abbiamo arrecato al Pianeta come specie, riusciremo a rendere vivo e reale il cambiamento che oggi noi possiamo essere.



Sandra Moldi

Letture consigliate

F. Capra - La rete della vita (1997)

S. Mancuso A.Viola - Verde brillante (2017)


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