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Il coraggio di essere eterni

Se ci soffermiamo sulle varie ipotesi riguardo l’etimologia della parola AMORE, ne troviamo una che sembra poco probabile ma particolarmente suggestiva: A-MORS (senza morte). Al di là che sia vera o meno, ricordo che la prima volta che l’ho letta si è accesa in me una scintilla, come se avessi sempre saputo che l’amore non ha fine, non ha limite, è eterno. Qualcuno potrebbe obiettare che il PER SEMPRE non esiste, ma parlando dell’infinito che alberga nella parola AMORE non intendo limitare questo “sentimento” alla sola relazione di coppia. Se fosse così, avrei già decretato la sua morte. L’amore, infatti, appartiene ad ognuno, appartiene alla vita, addirittura la genera. Amore è l’infinito mare, lo sconfinato cielo, il fiore che sboccia, il sole che dà il benvenuto ad ogni giornata, ma soprattutto è l’edera che cresce sulle case, il germoglio che buca il cemento, l’arcobaleno dopo la tempesta. Ungaretti, nella sua poesia “Veglia”, proprio durante la notte passata a fianco ad un compagno di guerra ormai morto, ci comunica che ha scritto lettere piene d’amore e “Non sono mai stato tanto attaccato alla vita”.