Oggi. Il ritorno necessario della Cultura ancestrale: la Cultura Biocentrica

Il ritorno necessario della Cultura ancestrale: la Cultura biocentrica

“Poi gli dei lasciarono la terra in dono all'uomo salendo in cielo per prendere dimora e vivere per sempre nella mitica città di Asgard.

Ma il destino del nostro pianeta doveva affrontare ancora altre prove. Inevitabilmente, in un processo ciclico di continuo rinnovamento. Così come Madre Terra mostrava il suo destino di rinnovamento scandito dal ciclo delle stagioni.

All'epoca in cui nacque questo mito venne formulata una profezia sulla fine del regno degli dei di Asgard. Esso preannunciava che gli dei si sarebbero affrontati nel "Ragnarok", una terribile battaglia che coivolgeva tutte le forze dell'universo tanto da far tremare l'Yggdrasil dalle sue radici alle sue fronde. Era il tempo segnato dal suo stesso divenire. Ogni cosa doveva trasformarsi e l'antica progenie degli dei si sarebbe estinta.

Gli uomini sarebbero rimasti soli.

Tutto sarebbe iniziato con un inverno gelido che doveva durare tre inverni e non ci sarebbe più stato il sole.

Sulla terra avrebbe dominato l'anarchia e la guerra.

Poi un grande incendio sarebbe divampato sulla terra bruciando tutto ciò che c'era. La terra sarebbe diventata una landa desolata e disabitata, le acque avrebbero ricoperto i continenti e i venti avrebbero spazzato via ogni cosa.

Ma non era la fine. Era l'inizio di un nuovo ciclo di vita per il nostro mondo.

E la speranza che era riposta nel riscatto di questo mondo ispirò ancora la profezia che prevedeva la rinascita del pianeta. "Sarà allora", diceva la profezia, "quando tutto sembrerà finito per sempre, che dalla solitudine planetaria del nostro mondo emergerà nuovamente, rigenerata, la terra dal mare, verde e bella come mai era stata prima di allora. Sulla superficie della rigogliosa terra cresceranno fiori e piante, matureranno spontaneamente le messi senza che nessuno le debba seminare. Sebbene gli antichi dei saranno oramai tutti morti rimarranno miracolosamente in vita i figli degli antichi dei a ricordare le rune e le imprese dei loro padri. Ma questi non saranno soli nell'universo. Sulla terra, da due esseri umani, sopravvissuti all'incendio e alla distruzione, al riparo di un bosco magico, rinascerà la nuova stirpe umana.

E sarà allora, secondo l'antico mito, che il ruolo e il potere delle ventidue rune si riveleranno in tutta la loro potenza cosmica. La conoscenza che custodiscono consentirà infatti di ricostruire sull'antica terra una rinnovata civiltà per una nuova umanità felice e sapientemente forgiata sulle antiche esperienze vissute. Una umanità che saprà ricordare i tempi antichi, ma che guarderà anche alle stelle per tracciare il proprio futuro di conoscenza e di libertà assieme all'amore che avrà imparato a conoscere e a vivere con le altre creature del cosmo.

Tutto questo", conclude l'antica profezia, "leggendo e interpretando le rune, ricordo e dono di antichi dei che hanno terminato il loro ciclo cosmico nell'universo, ma che continueranno a vivere nel comune Mistero in cui tutto trova significato". (Profezia celtica – tratto da www.eco-spirituality.org)

Se lasciamo riposare questi ultimi 2000 anni, in cui abbiamo dovuto fare nessariamente esperienza di dualità, dissociazione e pensiero lineare e verticale, se andiamo indietro nel tempo a 4-5000 anni prima di Cristo è commuovente vedere come sapevamo già tutto. Sapevamo vivere in cerchio, sapevamo vivere in pace, sapevamo vivere il sacro in ogni manifestazione terrena e soprattutto sapevamo che la vita era un’unica immensa ierofania (manifestazione di sacro) e che il pianeta terra era una madre viva, parte integrata di noi. La nostra cultura di allora era un sapere fiorente, ricco di arte e celebrazione, era una società erotica – dove l’eros, il principio del piacere connesso alla vita era predominante rispetto all’agos, lo sforzo di contrapporci a qualcuno o a qualcosa, di lottare, di sacrificarci.

Poi sono arrivati gli Dei cattivi, gli dei della colpa, gli Dei che hanno stabilito che cosa era sacro e che cosa era profano..ma forse non erano Dei ma soltanto uomini..ma questa è un’altra storia!

“Letteralmente Pacha Mama significa in lingua quechua “madre spazio tempo” o "madre universo", tuttuno con madre Terra.

Le cime dei monti sono i suoi seni, i fiumi il suo latte di vita e i campi sono il suo fertile grembo. Pachamama dunque è la generosa Dea della fertilità e dell’agricoltura, madre nutriente che dà la vita, ma altrettanto può mostrare il suo lato crudele quando produce terremoti per ricordare ai suoi figli che devono sempre onorarla.

Pachamama ci riporta ad un tipo di spiritualità della terra immanente, panteistica (dal greco pan: tutto) dove tutto è sacro e divino, la terra è sacra e così gli esseri viventi, in contrapposizione alla spiritualità di tipo trascendente che domina nelle culture di stampo patriarcale.

Pacha-Mama è la dea Terra di una religione che in sé stessa non può definirsi di stampo matriarcale, tantè che i sacerdoti sono uomini, tuttavia si rileva un’attitudine, presente anche presso altri popoli che praticano una religiosità di tipo immanente e non trascendente, a rapportarsi con la terra in un modo meno aggressivo, più rispettoso, sicuramente più sacro, di quanto facciano i popoli con religioni di stampo patriarcale, spesso accompagnate da un razionalismo e utilitarismo che pone il rispetto per l’ambiente e per gli animali tra gli ultimi valori.

Si nota inoltre che presso questi popoli cosiddetti “sottosviluppati” ad un maggior rispetto per la terra si affianca anche un ruolo di maggior preminenza sociale che viene assegnato agli anziani, nonché un atteggiamento di maggior attenzione nei confronti delle donne, dei bambini e di tutte le categorie socialmente più deboli” (Manuela Caregnato www.ilcerchiodellaluna.it)

Ed è commuovente questo risveglio collettivo che sta avvenendo ora..un risveglio già iniziato da un decennio per migliaia e migliaia di esseri, uomini e donne di questo pianeta, un risveglio dell’essere e un ricordare ciò che siamo stati, ciò che siamo GIA’ STATI, come individui e come collettività, come ordine sociale e come struttura della convivenza umana.

E’ commuovente che questo ricordare avvenga proprio ORA, nel pieno di questa morte rituale ed iniziatica che stiamo vivendo.

I tarocchi di questo tempo sono L’APPESO E LA MORTE, mi ha detto un’amica, studiosa di tarocchi. Come non essere d’accordo? Lo sentiamo nelle nostre cellule. L’incertezza per il futuro e la fine di un tempo. Così è per tutti. Ed è altrettanto commuovente vedere come nella CULTURA BIOCENTRICA, che è il corpus pedagogico fondante, il nucleo centrale del pensiero di Rolando Toro sia presente un’operazione NON DI INSEGNAMENTO di qualcosa, MA DI STIMOLO AL RICORDARE CHI SIAMO E CHE COSA POSSIAMO ESSERE IN COMUNITA’.

Rileggo e ritrovo come in un mantra di salvezza TUTTI i principali topoi – luoghi concettuali simbolici – delle culture ancestrali nella proposta della Cultura e dell’educazione Biocentrica:

-Il simbolo principale della convivenza è L’UNO. Non esistono dualità, dissociazione, separazione. Esistono empatia ed interdipendenza reciproca, simultanea e perenne tra tutti gli esseri vivi ed il pianeta terra

-la geometria sacra ha la forma del cerchio. Non c’è inizio e non c’è fine. E’ la fine del pensiero lineare è lil ritorno del pensiero sistemico. Tra noi e noi stessi, tra noi stessi e gli altri, tra tutti e tutti, e con l’ambiente: la comunicazione è in permanente retro alimentazione e feed-back

-non esiste il profano, tutto è sacro, perché tutto, in noi, in ognuna delle nostre cellule e dei nostri pensieri alita l’intelligenza cosmica

-e se tutto è sacro, il principale linguaggio di comunicazione sociale è l’Eros, l’azione e il sentire che conseguono dal piacere e non dal sacrificio. Non esistono la colpa, ma un immenso patrimonio di innocenza creativa che è il nostro mandato principale: esprimere la vita al suo massimo potenziale, in relazione con gli altri

-la relazione tra l’essere umano e l’ambiente non è di governance, ma è una relazione di amore mutua e reciproca, di mutuo e reciproco nutrimento, di mutuo e reciproco rispetto

-la relazione tra gli esseri umani dimentica la forma della piramide, e ritrovando il grande simbolo del cerchio scopre che il mandato è alla COOPERAZIONE E ALLA SOLIDARIETA’ che sono valori biologici, ancor prima che politici

-la differenza, come ricchezza dell’ecosistema, e ancora una volta come valore biologico necessario, diventa il più grande lievito per una comunità umana ricca, fiorente, pacifica e solidale

Non stiamo scrivendo parole in libertà su un foglio..grazie alla Cultura Biocentrica, e al genio di un uomo, Rolando Toro, che negli anni ’60 aveva già lanciato al mondo questa possibilità, stiamo RICORDANDO ciò che siamo già stati, ciò che abbiamo già sperimentato nella convivenza delle culture ancestrali, ciò che in tanti VOGLIAMO RITORNARE AD ESSERE e soprattutto ciò che è la nostra natura più intima e indomabile. Tutti siamo UNO.






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