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ESSERE UNO a partire dalla PAURA

La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare… (Jovanotti)


Foto di Anja#helpinghands#solidarity#stayshealthy🙏 da Pixabay


Dopo il periodo appena trascorso, credo che una riflessione sulla paura sia d’obbligo. Anche se non siamo noi in prima persona a provare paura per ciò che è accaduto, sicuramente abbiamo fatto esperienza di questo stato d’animo nel contatto con l’altro. E’ da questo presupposto che sono partita per focalizzarmi sull’argomento cercando di avere uno sguardo il più ampio possibile. Prima di tutto mi sono chiesta qual è solitamente l’oggetto delle nostre paure e le risposte che mi sono data sono state: - si ha paura di ciò che realmente è pericoloso e potrebbe farci del male; - si ha paura di dirigersi verso qualcosa che non si conosce e che potrebbe rivelarsi spiacevole; - si ha paura di qualcosa perché qualcuno ci ha trasmesso questa paura; - si ha paura di sbagliare; - si ha paura di ciò che non si può controllare. Il coronavirus stesso porta con sé molte di queste paure e l’elenco potrebbe continuare, ma, considerando ciò che ho esplicitato, mi verrebbe da dire che le risposte si potrebbero riassumere nell’affermazione: si ha paura della sofferenza, del malessere, dell’errore. Dunque, se è questo l’oggetto delle nostre paure, quello che mi sono ulteriormente chiesta è stato: - nella nostra società come vengono visti la sofferenza, il malessere, l’errore? - come si possono affrontare questi stati d’animo? Credo che la nostra società etichetti gli elementi sopra citati come qualcosa di dannoso e negativo, qualcosa da cui fuggire e sperare di evitare nel corso della vita. Ma se non fosse così? Se questi stati d’animo fossero essenziali per crescere ed evolvere, se fossero da accogliere al pari della gioia e fossero da affrontare diversamente rispetto a come siamo abituati? Se ci pensiamo bene, come ricorda Selene Calloni Williams (scrittrice, viaggiatrice e documentarista che si occupa di psicologia, ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia ed antropologia), le reazioni dell’organismo nel momento in cui proviamo paura o siamo eccitati sono le medesime (sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, ecc.). Dunque, perché ciò da cui fuggiamo si manifesta fisicamente allo stesso modo rispetto a ciò che ricerchiamo? Qual è il fattore comune? Si tratta sempre di ENERGIA! La differenza sta nel modo in cui questa energia si manifesta, viene percepita e fatta propria! Per esempio, tornando a Selene Calloni Williams, lei parla di paura come “un’eccitazione vissuta male”. A questo punto la domanda che sorge spontanea è: cosa significa tutto questo e che prospettive apre questa interpretazione? Se ricordate l’articolo della scorsa settimana, Giovanna diceva che “la nostra cultura ha investito tutto sulla paura, quasi nulla sul desiderio, e … abbiamo paura di non avere paure, perché non siamo addestrati a desiderare”. Ecco, la nuova prospettiva corrisponde ad un cambio di rotta, ad un nuovo punto di vista che antepone il desiderio alla paura, la “voglia di volare” alla “paura di cadere”. L’oggetto della paura rimane quello, ma noi possiamo scegliere come approcciarci ad esso. Possiamo decidere, come detto precedentemente, di essere spaventati, di fuggire, di negare ciò che sta accadendo. Oppure, possiamo accogliere, accettare, relazionarci con l’oggetto

della nostra paura e trasformarlo. Badate bene, non si tratta di subire o rassegnarsi, non si tratta di un processo passivo! Includere ciò che ci fa paura vuol dire andare attivamente verso la vita nella sua totalità, vuol dire unire e non separare, vuol dire ESSERE UNO come l’ecologia Foto di Comfreak da Pixabay profonda ci insegna. Certo, fare questo non è semplice, ma è la via per andare oltre e spiccare il volo perché, paradossalmente, proprio ciò di cui abbiamo più paura ci può permettere di fare grandi cose, ci può portare a superare i nostri limiti e realizzarci pienamente. Il filosofo danese Kierkegaard, trattando “l’angoscia” nell’Ottocento, la definiva “la vertigine della libertà”, ma anche “la possibilità della libertà”. Ancora una volta, tutto dipende dal nostro punto di vista. Cambiato questo, dalla paura si può passare alla pienezza. Per farlo, bisogna scegliere, in modo consapevole e responsabile, l’amore, la libertà, la fiducia … in poche parole, la vita! Attenzione, però, per essere coerenti con tutto ciò che è stato detto finora, optare per la vita vuol dire includere anche la morte perché essere vivi significa essere mortali; anzi, come diceva Seneca, “io ti ho cara, o vita, proprio grazie alla morte”.

Valeria Pilli



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